Microlesioni ed accertamenti clinici: la risarcibilità del “colpo di frusta”.

L’art. 139 del Codice delle Assicurazioni Private, che disciplina il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione di veicoli e natanti, è stato modificato dapprima ad opera del D.L. 1/2012, convertito con modificazioni nella L. 27/2012, quindi, successivamente, dall’art. 1, comma 213, D. Lgs. 74/2015 e, infine, dall’art. 1, comma 19, L. 124/2017, con l’obiettivo di imporre al danneggiato la prova rigorosa dell’esistenza delle patologie lamentate, specie quelle di piccola entità contenute entro la soglia del 9%; ciò che ne è sortito è una disposizione che, al comma 2, recita come segue

“Ai fini di cui al comma 1, per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. In ogni caso, le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, ovvero visivo, con riferimento alle lesioni, quali le cicatrici, oggettivamente riscontrabili senza l’ausilio di strumentazioni, non possono dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente.

Peraltro, le modifiche all’art. 139 C.d.A. nel frattempo intervenute, sono state ritenute operative anche alle cause pendenti, sebbene radicate in epoca precedente all’entrata in vigore delle disposizioni che ne prevedevano il mutamento.

Il caso deciso con la pronuncia della Suprema Corte n. 1272 del 19 gennaio 2018, trae origine dal sinistro occorso tra un motociclista ed un’autovettura e, in particolare, concerne la risarcibilità del danno biologico permanente pur in difetto di accertamento clinico strumentale.

In particolare, il giudice nomofilattico ha osservato che

“Il rigore che il legislatore ha dimostrato di esigere – che, peraltro, deve caratterizzare ogni tipo di accertamento in tale materia – non può essere inteso, però, come pure alcuni hanno sostenuto, nel senso che la prova della lesione debba essere fornita esclusivamente con l’accertamento clinico strumentale; come già ha avvertito la citata sentenza n. 18773 del 2016, infatti, è sempre e soltanto l’accertamento medico legale svolto in conformità alle leges artis a stabilire se la lesione sussista e quale percentuale sia ad essa ricollegabile. E l’accertamento medico non può essere imbrigliato con un vincolo probatorio che, ove effettivamente fosse posto per legge, condurrebbe a dubbi non manifestamente infondati di legittimità costituzionale, posto che il diritto alla salute è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione e che la limitazione della prova della lesione del medesimo deve essere conforme a criteri di ragionevolezza”.

Dunque, l’accertamento medico legale deve essere sì rigoroso in rapporto alla patologia lamentata, ma occorre in ogni caso che siano specificamente considerate le situazioni nelle quali, data la natura della patologia e la modestia della lesione, l’accertamento strumentale risulti, in concreto, l’unico in grado di fornire la prova rigorosa che la legge richiede.

Dunque, nell’ipotesi del cd. “colpo di frusta”, la radiografia è necessaria e/o indispensabile ai fini del risarcimento? Se, prima della pronuncia in commento, l’esame radiografico si riteneva fondamentale per ottenere il ristoro del danno biologico, nella citata pronuncia la Suprema Corte ha attenuato il rigore manifestato dal legislatore, lasciando intendere che, anche nel caso di lesioni lievi al rachide cervicale, la prova decisiva è data dalle valutazioni dello specialista, senza che debba ritenersi indispensabile l’accertamento strumentale.

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