Convivenze di fatto: tutela giudica nel caso di interruzione del rapporto e diritti successori.

1. Premessa.

Il processo di riforma degli istituti del diritto di famiglia ha origini molto lontane e, sebbene l’Italia sembri da sempre legata ad un rigido conservatorismo, la riforma del diritto di famiglia attuata con la l. 19 maggio 1975, n. 151 ha rappresentato un fondamentale premessa ai numerosi interventi legislativi succedutisi nel tempo.

L’insegnamento aristotelico secondo cui “La famiglia è l’associazione istituita dalla natura per provvedere alle necessità dell’uomo” sembra riflettersi nitidamente nell’art. 29 della Costituzione che riconosce e garantisce i diritti della famiglia quale società naturale – e dunque pregiuridica – fondata sul matrimonio e basata sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi ma, ancor prima, la famiglia rientra certamente nell’ambito delle formazioni sociali quale organizzazione intermedia e primordiale nella quale, ai sensi dell’art. 2 della Carta Costituzionale, l’uomo realizza la propria personalità.

In adeguamento ai principi appena citati ed in considerazione dell’evoluzione economica e sociale si è reso necessario, nel tempo, riformare gli istituti giuridici già abbozzati nel codice civile del 1942, oltre all’implementazione di nuove tutele atte a concepire l’estensione del concetto di vincolo famigliare: così si registrano sempre più numerosi interventi legislativi nel campo del diritto di famiglia, a partire dalla legge n. 898 del 1970, istitutiva del divorzio e fino alla recentissima normativa che disciplina le unioni civile e le convivenze di fatto, non senza dimenticare la novella n. 219 del 2015 che ha parificato lo status di figlio legittimo e naturale, eliminando a tal fine tutti i riferimenti lessicali che, nei testi di legge, ne comportavano la distinzione.

Sulla scia delle esperienze straniere, la legge n. 76 del 2016 ha concesso alle sole coppie omosessuali il nuovo istituto delle unioni civili mentre, con riferimento alla convivenza di fatto tra uomo e donna, si limita a riconoscere taluni (limitati) diritti: se dunque, da un lato, le disposizioni sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso richiamano in buona parte la disciplina del vincolo matrimoniale (si pensi, ad esempio, all’applicabilità della disposizione che disciplina la sospensione della prescrizione tra i coniugi), da altro lato la codificazione della convivenza di fatto ha generato una tutela assai limitata, quasi a voler concedere un premio di consolazione alle coppie eterosessuali che decidano di non volersi unire in matrimonio.

2. La convivenza di fatto.

Ai sensi dell’art. 1, comma 36 della l. 76/2016, si intendono per “conviventi di fatto” due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o unione civile”; dunque, come chiarisce il comma successivo, per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento all’art. 13 del D.P.R. 223/89, ovvero alla dichiarazione anagrafica di “nuova convivenza”.

In seguito, quindi, il testo di legge – in realtà composto da un solo articolo – specifica i diritti scaturenti da tale istituto e, in particolare, concede ai conviventi i diritti riservati ai coniugi dall’ordinamento penitenziario, il diritto di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali nei casi di malattia e/o ricovero e attribuisce al convivente il potere di nominare l’altro quale proprio rappresentante con pieni o limitati poteri in caso di malattia o con riguardo alle disposizioni di morte.

Di fondamentale importanza ai fini successori è il riconoscimento al convivente superstite del diritto di abitare la casa di comune residenza e di proprietà del convivente deceduto “per due anni e comunque non oltre i cinque anni” che appare tuttavia l’unica disposizione a tutela dei diritti successori del convivente superstite.

Un altro punto fondamentale della riforma è contenuta indubbiamente nell’art. 1, comma 49, che – sulla scia delle più recenti pronunce della Suprema Corte, ha codificato il diritto al risarcimento del danno in favore del convivente nel caso di decesso derivante da fatto illecito di un terzo sulla base dei medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite.

Infine, è stata poi estesa al convivente di fatto l’operatività della disciplina relativa all’impresa familiare nonché la legittimazione attiva rispetto alla domanda di interdizione o inabilitazione.

Sul piano prettamente patrimoniale, al comma 50 del medesimo articolo, il testo di legge concede ai conviventi di disciplinare i rapporti economici relativi alla vita in comune precisando altresì che l’accordo, cui non possono essere apposti termine o condizioni, deve suggellarsi in un atto pubblico o scrittura privata autenticata.

I conviventi possono dunque ritenere di conferire al proprio legame qualsivoglia assetto patrimoniale specificando le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale e casalingo (art. 1, comma 53, lett. b), ovvero optando per il regime patrimoniale della comunione dei beni.

Detto accordo, dunque, può risolversi per mutuo dissenso, per recesso unilaterale o nel caso di successivo matrimonio o unione civile tra i conviventi ed un’altra persona ovvero, infine, nel caso di decesso di uno di contraente, con la conseguenza che, alla morte di uno dei due, l’accordo concluso si avrà tamquam non esset (ossia, come se non fosse mai esistito).

3. La crisi del legame: l’interruzione della convivenza

La limitatezza della tutela affidata al coniuge superstite viene in luce anzitutto con riferimento alla crisi del legame ed invero, l’art. 1, comma 65, della l. 76/2016 impone al convivente l’obbligo di versare gli alimenti laddove l’ex convivente versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento; peraltro, il Legislatore ha inteso limitare nel tempo la corresponsione dell’assegno con la conseguenza che l’obbligo alla corresponsione dell’assegno durerà tanto più a lungo quanto più la convivenza si è protratta nel tempo.

Ebbene, emerge manifestamente come la disposizione in questione abbia rappresentato un (infelice) compromesso tra chi invocava la necessità di riconoscere un vero e proprio assegno di mantenimento e chi negava qualsiasi diritto di natura economica in capo all’ex convivente successivamente alla rottura della convivenza.

Invero, emerge in maniera lapalissiana la differenza tra l’assegno di mantenimento accordato alla coniuge nel caso di separazione e/o divorzio nel caso in cui “non disponga di adeguati redditi propri” ed il diritto agli alimenti riconosciuto al convivente, per il quale deve sussistere invece la grave condizione dello “stato di bisogno”. Peraltro, l’obbligo di versare gli alimenti sorge in capo all’ex convivente solo laddove non vi ottemperino i figli ed i genitori, comunque in precedenza rispetto ai fratelli ed alle sorelle.

Viene in evidenza, dunque, l’estrema distinzione tra la disciplina dell’assegno di mantenimento riconosciuto a favore dell’ex coniuge che non disponga dei mezzi adeguati a garantirgli il tenore di vita goduto in precedenza ed il diritto agli alimenti, così come è resa manifesta la limitatissima tutela in favore del coniuge più debole in seguito all’interruzione della convivenza.

Peraltro, la disgregazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso viene disciplinata in maniera del tutto differente, richiamando – per quanto compatibili – le disposizioni di cui alla l. 898/1970, ivi compreso il diritto all’assegno di mantenimento.

4. La regolamentazione dei diritti dei figli nel caso di interruzione della convivenza.

Quanto poi alla regolamentazione dei diritti dei figli nelle coppie di fatto permane la distinzione rispetto ai figli nati dall’unione coniugale quanto meno per ciò che concerne il rito processuale: se infatti nell’ambito della separazione e del divorzio il regime di affidamento ed il mantenimento dei figli viene stabilito con l’omologa della separazione, ovvero nella sentenza di separazione e divorzio, per quanto concerne i figli delle coppie non sposate la l. n. 219/2012 aveva già introdotto il cd. “rito partecipativo” che, nell’ottica dell’equiparazione dei figli, ha spostato la competenza per materia dal Tribunale per i Minorenni al Tribunale Ordinario.

Ferma la possibilità di presentare un ricorso congiunto da parte dei genitori, detto procedimento prevede una fase conciliativa innanzi ad un giudice delegato, che potrebbe concludersi con l’accordo dei genitori rispetto alla regolamentazione dell’affido e del mantenimento, ovvero ad una definizione giudiziale (e dunque contenziosa) del procedimento.

È poi ovvio che i genitori mantengono l’obbligo di provvedere al mantenimento della prole, sicché di consueto viene attribuito al genitore non collocatario l’onere di versare un assegno di mantenimento a favore del figlio minore, la cui quantificazione è calcolata in virtù dei medesimi parametri già individuati dall’art. 337-ter cod. civ., ossia in base alle attuali esigenze del figlio, al tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore ed alle risorse economiche di entrambi i genitori, oltre alla eventuale diversa valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

5. I diritti successori del convivente e dei figli nati fuori dal matrimonio.

Quanto infine ai diritti successori, il risultato raggiunto dalla legge n. 76/2016 è di estendere l’operatività di tutte le norme del codice civile in materia successoria (ossia di tutti i capi e titoli del libro II) solo alle parti dell’unione civile (ovvero solo nel caso di legame tra persone dello stesso sesso) mentre, con riguardo ai conviventi è riconosciuto il solo diritto di abitazione nella casa comune, peraltro limitato nel tempo.

Per quanto riguarda i figli, invece, come già si accennava sopra v’è un’assoluta equiparazione tra i figli nati dentro o al di fuori dell’unione coniugale.

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